/ Italua

Kiriquisti, 2022
assemblaggio, tecnica mista
cm 16,5 × 16 × 24,5
scultura e installazione
terzo premio
Il suo processo additivo, fatto di frammenti e di frammentarietà, mette in questione i concetti di finitezza e di identità. Un oggetto fatto per contenere, frutto della standardizzazione industriale applicata al bisogno primario di nutrirsi, sigillato ermeticamente a celare totalmente il suo contenuto fino a profanazione avvenuta, diviene una sorta di ritratto di un’identità instabile, che scommette con l’incerto e perfino con la negazione di sé stessa.
Il suo processo additivo, fatto di frammenti e di frammentarietà, mette in questione i concetti di finitezza e di identità. Luca Rebesani (1961) è nato a Verona, dove vive e lavora. Si è laureato al Politecnico di Milano dove ha studiato Design con Nino Di Salvatore, Bruno Munari, Carlo Nangeroni, Attilio Marcolli. Si occupa di comunicazione e design, e si definisce un “artista outsider”, in un’area di frontiera tra le discipline in cui ibrida analogico e digitale, pittura e scultura, tipografia e fotografia, unico e seriale, con una forte enfasi sulla capacità degli oggetti di contenere storie. Il suo processo additivo, fatto di frammenti e di frammentarietà, che mette in questione i concetti di finitezza e di identità, assomiglia per certi versi al metodo che fu, nella grafica, di David Carson. Kiriquisti fa parte di una serie di lavori in cui Rebesani sfrutta il potenziale percettivo e culturale della lattina, già cara alla ricerca di New Dada, Nouveau Réalisme, Pop art, Piero Manzoni e perfino Joseph Beuys: oggetto fatto per contenere, frutto della standardizzazione industriale applicata al bisogno primario di nutrirsi, sigillato ermeticamente a celare totalmente il suo contenuto fino a profanazione avvenuta, diviene qui una sorta di ritratto di un’identità instabile, che scommette con l’incerto e perfino con la negazione di sé stessa.
